martedì 12 luglio 2016

Disastro ferroviario: errore umano? ma a monte c'è la colpa di delegare agli operatori la sicurezza. E ancora più a monte di non pianificare, ma speculare

Quanto è amaro riportare all'attenzione, 11 anni dopo, un documento del 13 gennaio 2005 dal titolo "Ferrovie italiane: più sicurezza sulla rete, meno tratte inutili ad alta velocità" ..? della allora senatrice Anna Donati. 


In questo momento (quasi a mezzanotte del 12 luglio) le notizie dicono che le vittime del terribile disastro ferroviario sulla tratta Andria-Corato sono già 27. Una tratta a binario unico, mancante del sistema di controllo marcia treno (Scmt): l’ok alla messa in marcia tra una stazione e l’altra viene dato via dispacci telefonici. 

Troppo amaro constatare che, per un simile disastro, si pensi di dare come spiegazione l'errore umano. Le persone fanno errori per definizione; per questo la gestione di un sistema serio deve far sì che l'errore umano sia prevenuto o contenuto. Come non pensare con indignazione oggi, martedì 12 luglio 2016, all'accanimento con cui si sostengono progetti insensati come la TAV Torino Lione? e al fatto che ancora si delira sul Ponte di Messina? mentre i lavori più basilari, a livello locale, sono trascurati, e va a rotoli la sicurezza?

A pag. 4 del documento di cui sopra, del 2005, si trova questa tabella:


che la Donati commentava così: dalla tabella si deduce che il costo complessivo degli investimenti aumenta in misura considerevole e soprattutto a causa delle nuove e grandi opere previste dalla Legge Obiettivo che, da sole, fanno lievitare di 54 miliardi il costo del Piano.  Sono in concreto  le nuove tratte ad Alta velocità Torino-Lione, il nuovo traforo del Brennero, l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria connessa e funzionale alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, solo per citare le più rilevanti sul piano economico.  Basta calcolare la somma di questi nuovi investimenti per tratte ferroviarie ad Alta velocità previste dalla Legge Obiettivo, che richiedono in totale investimenti per 42, 6 miliardi di euro. 

Denaro che, dice la Donati, sarebbe invece meglio destinare ad ammodernare e potenziare le linee esistenti e a investire in sicurezza. Cassandre! Chi le ascolta? per definizione, mai nessuno. Per questo oggi, 12 luglio 2016, in Italia abbiamo assistito a un tipico disastro le cui caratteristiche siamo abituati a derubricare come "da terzo mondo": qualcosa, cioè, che in genere nemmeno ci sogniamo di temere, per noi, quando saliamo su un treno italiano.

Il 13 maggio 2016, undici anni dopo il documento già citato, "Ferrovie italiane: più sicurezza sulla rete, meno tratte inutili ad alta velocità, (ed esattamente 2 mesi fa), la stessa ex-senatrice (ora assessora ai trasporti e infrastrutture nella giunta di De Magistris) tornava sull'argomento con questo articolo: cancellata la legge Obiettivo il rischio è che restino in corsa le grandi opere; che così si conclude: Il rischio concreto è che, cancellata la legge obiettivo, non si cancellino le grandi opere inutili e devastanti, mentre nuove semplificazioni sostituiscono quelle previste dal Codice Appalti del 2006. Serve una azione energica di indirizzo sul regime transitorio della legge Obiettivo del Ministro Delrio, capace di trasformare in fatti concreti le politiche positive annunciate nell’Allegato al DEF, per realizzare le opere utili, snelle e condivise.
Sapremo ascoltare, adesso?

sabato 1 agosto 2015

Bentornata al tuo posto di Sindaca, Paola Natalicchio

Come avevamo fortemente sperato e chiesto con una petizione, Paola Natalicchio torna al suo posto di sindaca di Molfetta, dopo le sue recenti dimissioni: “Ritiro le dimissioni per il dovere di ritrovare le ragioni del 2013 e far sì che diventino più forti di tutto e tutti. Possiamo farcela. Dobbiamo” 
Prima di Paola era stato Sindaco di Molfetta Antonio Azzollini, indagato per la maxitruffa al porto di Molfetta e per il crac della casa di cura Divina Provvidenza (figura per cui non ci spieghiamo come il Parlamento possa aver rifiutato la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Trani). Il ritorno di Paola è una bella notizia per tutte e tutti, ma specie per noi donne, che in Puglia incontriamo ogni giorno indicibili ostacoli verso ogni sforzo di cambiamento. Bentornata Paola! grazie per non esserti arresa, abbiamo bisogno di persone come te.

domenica 19 luglio 2015

Paola torni al suo posto di sindaca di Molfetta

Una nuova pagina da ieri (18 luglio) è comparsa su FB è:  Paola non mollare. E inoltre una petizione chiede siano revocate le sue dimissioniChi é Paola
Paola Natalicchio è una giornalista professionista, nel 2005 è stata la capo ufficio stampa del Comitato nazionale per il Sì ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita

Nel 2006 è stata capo ufficio stampa e portavoce del Ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive Giovanna Melandri. 
Nel 2008 è diventata portavoce di Patrizia Sentinelli, viceministro agli Esteri e coordinatrice romana de La Sinistra L’Arcobaleno, con funzioni di addetta stampa e responsabile della comunicazione. 
Poi è arrivato l’impegno all’Unità di Concita De Gregorio, cui seguono altri incarichi professionali di rilievo nel campo dell’informazione. 
Nel 2013 firma il romanzo “Il regno di Op” (ed. Einaudi), che raccoglie i post dell’omonimo blog nel quale ha raccontato le vicende autobiografiche di genitori di bambini oncologici, esperienza che l’ha personalmente coinvolta.
Nello stesso periodo è arrivata la scelta di tornare nella sua Molfetta, per tentare l’avventura civica a capo di una coalizione di centrosinistra.
Paola, noi donne, l’abbiamo amata subito per il suo coraggio e determinazione.
Molfetta è una bellissima cittadina del nord barese dove imperversava il potere assoluto del sindaco Antonio Azzolini, (Antonio Azzollini è un politico italiano di lungo corso, già senatore di Forza Italia e del Popolo della Libertà e successivamente del Nuovo Centrodestra che ora è in altre vicende coinvolto). Un Sindaco un po' misogino  che per il suo Governo, formò una Giunta comunale tutta al maschile, infischiandosene anche della norma antidiscriminatoria presente nello Statuto cittadino. 
Con le donne delle associazioni pugliesi e degli organismi di parità della regione Puglia, facemmo ricorso al Tar che ci dette subito ragione, ma questo fu impugnato dallo stesso Sindaco che, pur di non inserire neanche una donna nel Governo della città, portò il giudizio  fin in Consiglio di Stato ottenendo una sonora sconfitta
Come non amare quindi Paola Natalicchio che a sorpresa, due anni fa, a capo di una coalizione di centro sinistra, candidata in una lista civica, diventò La nostra Sindaca.
Ora Paola Natalicchio si è dimessa da Sindaca di Molfetta. Lo ha fatto nella tarda serata del 17 luglio e il perché lo spiega lei stessa con un post sul suo profilo facebook: “Non è un tradimento. Se l’ho fatto è proprio per non tradire il patto del 2013, messo in crisi da un Partito Democratico che dopo le dimissioni prima di un assessore e poi del presidente della commissione urbanistica ha dimostrato di volersi porre come elemento di destabilizzazione del nostro progetto”.  
Pare siano strascichi della appena terminata campagna elettorale  riposizionamenti, divisioni e richieste di modificare l’assetto politico in giunta insomma, nulla di più lontano da un necessario e buon Governo Comunale.
Ho fatto argine finché ho potuto – aggiunge Natalicchio – credetemi, finché ho potuto. Ho amato con ogni mia cellula questo lavoro di servizio alla città, ho stravolto la mia vita per 25 mesi indimenticabili in cui ho vissuto solo in funzione del bene di Molfetta. Spero di aver lasciato un umile segno di impegno civico e di aver seminato un pò di speranza nella buona politica. Dov’è l’amore per la città? Non chiedetelo a me, non sbagliate indirizzo. Mi hanno terremotata, per settimane. Non c’è niente di personale nelle mie dimissioni. Niente di psicologico. Sono dimissioni politiche. Che piaccia o no. Ci sono le carte sul tavolo, ci sono i fatti. Chi lavora per la pace e per l’unità rinuncia agli strumenti di guerra. Il Pd da 16 giorni non mi ha dato il piacere di valutare alcuna richiesta senza un ricatto sul tavolo. Porgo i miei sinceri complimenti. E le mie scuse alla città se non sono più disponibile a fare questa vita. Un sindaco non è una monade. Deve avere una squadra dietro che rema nella stessa direzione della corrente. Queste condizioni sono venute a mancare. Alzo le mani, con grande dolore”.
Ma le dimissioni, per legge, sono revocabili entro 20 giorni.
Tra le tante testimonianze di solidarietà vi è questa di Elvira Zaccagnino, nostra compagna di tante battaglie: “Non molliamo noi e soprattutto non molliamola noi Paola NatalicchioOltre i partiti e le maggioranze ci siamo noi cittadini, di Molfetta e non, che in lei e nel suo percorso politico e amministrativo abbiamo visto una speranza e una possibilità di una politica efficace per tutti e non per i soliti o per pochi. Più siamo, più chi vuole rappresentanze e posti da occupare, sentirà che accanto a lei c'è un popolo di cittadini. Non un partito. Se una come Paola Natalicchio molla, lei che ha sfidato i draghi e le tempeste, vuol dire che il potere della politica è proprio una cosa marcia dentro. Se lei che ha abitato Il Regno di Op e lo ha raccontato e ci ha detto che da lì si esce, dice basta al Regno del Potere (che sia Molfetta o un'altra città poco importa), non una ma diecimila domande dobbiamo farci noi. Le tattiche rendono marginali gli onesti. Che si dimettono. Anche nel Vangelo è previsto: 'scuoti la povere dai calzari' e lascia quella casa.
L'onestà resta ancora una colpa."

domenica 12 luglio 2015

Nomina assessore Negro. Il Presidente Emiliano risponde alle donne

Ma dai. Chi se lo sarebbe aspettato che il Presidente Emiliano, questa volta, alle donne avrebbe risposto picche, con beffa? Bè, d'altronde, con tutte le concessioni fatte fin qui alle donne pugliesi, ogni tanto un bel calcio in faccia ci sta, meglio se con motivazioni che suonano solo come ironico svillaneggiamento. E la risposta tautologica, con rimbalzo integrale degli argomenti portati, è la cosa più elegante che gli uomini pugliesi al potere abbiano fin qui saputo fare. E infatti, nuovamente, ecco qua: 
Domanda: perché al welfare e alle Pari Opportunità metti un tizio che le pari opportunità NON le vuole
Risposta: perché si.
Domanda: Ma come è possibile? ha sempre remato contro agli obiettivi di quel mandato, e anche teorizzato le ragioni per essere contrario!
Risposta: eh ma adesso secondo me pensa di fare il bravo bambino… Punto e basta e ciao, la questione è chiusa. (Contente? Ora tornate a fare le mamme e a badare ai vecchi).
Cosa volete che contino, donne di poca fede, le convinzioni personali? e poi.. di fronte agli indirizzi politici (già inesistenti) dei nostri partiti?? e poi, perché mai non dovreste fidarvi?
Ed ecco il comunicato ufficiale:
Con riferimento al comunicato firmato da diverse associazioni con il quale si chiede al presidente della Regione Puglia la revoca dell'incarico di assessore al Welfare affidato a Totò Negro, Michele Emiliano risponde: "L'assessore Negro, come ogni altro assessore da me nominato, è tenuto a dare esecuzione al programma del centrosinistra nei minimi dettagli, rispettandone l'ispirazione sotto il diretto controllo dell'intera giunta e mio personale. Capisco l'ansia delle associazioni firmatarie del documento di vedere realizzati i loro obiettivi e la faccio mia. Dopo gli scempi del passato con riferimento alla parità di genere ed alla legge elettorale è chiaro che l'intera giunta, compreso l'assessore Negro, avverte la necessità di lasciarsi alle spalle quel passato che ha tradito le aspettative di tutti coloro che credono nel diritto a vivere avvalendosi di identiche opportunità di vita".
Avanti così, dunque. Di certo non siamo stupite. Altri suggerimenti?

venerdì 10 luglio 2015

Regione Puglia: non è accettabile Salvatore (Totò) Negro come Assessore al Welfare e alle Pari Opportunità

All’inizio era che non sarebbero stati ricandidati quegli uomini che avevano affossato la proposta di legge di iniziativa popolare 50/50. Poi l’8 marzo ci fu l’investitura dall’alto di 6 donne per sanare l’onta di un consiglio che aveva bocciato le proposte sulla parità di genere. Poi è successo, come ampiamente previsto (perché prevedibile, ndr), che nessuna di queste donne ‘scelte’ sia stata eletta. Sorpresa delle sorprese, fra occhieggi importuni alle consigliere 5 Stelle e promesse di riforma dello statuto, è arrivata lunedì scorso la nomina del dott. Negro al Welfare, con delega alle Pari Opportunità. Che dire? Forse qualcuna/o ricorda la riunione del Consiglio Regionale in cui fu bocciata la proposta di legge 50/50. Nel suo intervento il consigliere Negro – solo per citare una delle perle - sostenne letteralmente: “Fra le donne presenti mi sembra non ci sia nessuno della Provincia di Lecce. Parlo di quelle donne che vivono una condizione minoritaria. Svolgo questo riferimento perché, prima di pensare di risolvere il problema della partecipazione delle donne alla vita pubblica e alla politica imponendo per legge il 50 e 50 nessuno ha posto l’accento sulle condizioni reali. Provo a immaginare una madre di famiglia, una donna della Provincia di Lecce, del profondo sud, di Leuca o di Fogglia, che deve lasciare a casa i figli, oppure gli anziani che deve accudire (leggetevi anche questo - aggiornamento al post, 11 luglio, ndr), perché non siamo in grado di fornire i servizi idonei (traduzione: cioè non ci interessa, non vogliamo, ci sono già le donne, si sta così bene così! ci manca solo la "parità", le pari opportunità disgregano le famiglie, ndr). Dovete dimostrare di avere maturità per stare in questo Consiglio regionale”. (!!!, ndr).
Il neo assessore ha sempre convintamente ed orgogliosamente sostenuto la scelta del voto contrario alla Legge sulla parità di genere. Parlare di misoginia ci sembra il minino e ci spaventa pensare alle politiche che un uomo che ha manifestato impunemente queste convinzioni potrà proporre in un settore così importante per la vita delle donne. L'Assessorato al Welfare, inoltre, è quello che supporta (dovrebbe supportare! ndr) i lavori degli Organismi di Parità, che gestisce tutta la complessa materia della conciliazione dei tempi, che ha al suo interno la figura della/del Garante di Genere. Vogliamo ricordare che la Puglia è una delle poche regioni, se non l’unica, ad avere una Legge Regionale di contrasto alla violenza di genere e per la promozione dell’autodeterminazione e della libertà delle donne. Legge cui vanno ancora date tutte ‘le gambe’ per essere applicata. Ed è appena partito il Piano Regionale Antiviolenza. Con quale convinzione tutto ciò sarà portato avanti? Per queste ragioni chiediamo che il Presidente Emiliano revochi il mandato assessorile al dott. Negro. Se il buongiorno si vede dal mattino non osiamo immaginare il futuro che ci attende.
Al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Bari, 10 luglio 2015; Ass. Altra Mura- Altamura, Ass. Arcilesbica Mediterranea - Bari, Ass. Giraffa Onlus - Bari, Ass. Safya onlus, Ass. UnDesiderioinComune – Bari, Ass. Uomini in gioco - Bari, Centro di Documentazione e Cultura delle Donne – Bari, Donne in Rete-Foggia • Aderiscono inoltre: Ass. Castellana 2.1, APS Fram-Menti, APS Vista dall'alto, Ass. Open – Puglia, Donne di SEL- Puglia, Movimento Giovani per Manduria, Ass. ConvochiamociperBari, Stati Generali delle Donne Bari, KèBari, Hermes Academy - Arcigay Taranto, Arcigay Bari "Liberi di essere, liberi di amare", LeA liberamente e apertamente, N.U.D.I. psicologi per il benessere delle persone Lgbtqi, NPS Puglia onlus, TGenus, Centro Antiviolenza "Riscoprirsi" • E ancora: Paola Martino, Imma Barbarossa, Rita Saraò, Marina Suma, Teresa Iorio, Lea Durante, Maria Pasanisi, Mariaceleste Nardini, Eleonora Forenza, Mercedes Lanzilotta, Marina Pinto, Ada Donno, Terry Marinuzzi, Rosanna Perillo, Isa Lorusso, Giulia Dalena, Marcella Galbiati, Elvira Zaccagnino, Orazio Leggiero, Marina Losappio, Nunzia Antonino, Rossella Malcangio, Franca Mazzei, Anna Simone, Serenella Di Gioia, Concetta Cuscusa, Norma Rega, Elena Violante, Elisabetta Fontana, Angela Laneve, Annarita Lupoli, Gabriele Vilardi, Irene Strazzeri, Teresa Imbriani , Annella Andriani, Francesca Romana Recchia Luciani, Patrizia Lomuscio, Antonella De Luce, Piera Forlenza, Lucrezia Abbrescia, Ines Rielli, Giovanna Iacovone, Giusi Giannelli, Chiara Candela, Grazia Solazzo, Anna Losurdo, Marina Convertino, Eleonora Morisco, Lia Masi, Nino De Giosa, Marilù Mastrogiovanni, Alfonso Lapalorcia.

lunedì 6 luglio 2015

In tema di democrazia paritaria e delle modalità della politica miope che dà schiaffi alle donne

Scrive il gruppo Un Desiderio in Comune (che è parte fin dall'inizio del Comitato 50e50)
Non pretendendo di parlare in nome e per conto del Comitato 50e50 ma solo a nome di Unde, riteniamo che ogni interlocuzione con le istituzioni, dalle quali non ci aspettiamo nulla di diverso da ciò che abbiamo ricevuto in questi anni, non vada promossa per 'reazione'. La scelta politica alla base della campagna promossa dal Comitato 50e50 è stata molto semplice e molto chiara fin da subito: rifiutare la logica della contrattazione e della mediazione tutta interna alle dinamiche partitiche ed istituzionali e promuovere, attraverso la raccolta di firme sulla Proposta di Legge di Iniziativa Popolare, una potente azione politica pubblica e di massa sul tema - complesso - della democrazia paritaria. Questa impostazione - dalla quale non abbiamo mai derogato - ci ha dato credibilità politica e forza e ha reso centrale nel dibattito pubblico svoltosi durante la discussione sulla legge elettorale (ma anche dopo la bocciatura avvenuta in Consiglio Regionale degli emendamenti che riproponevano le proposte contenute nella Proposta di Legge di iniziativa popolare), la questione politica: così come il Comitato 50e50 l'aveva posta in questi anni. Detto più chiaramente: il dibattito e lo scontro politico che in questi anni si è aperto attorno al tema della rappresentanza di genere si è potuto sviluppare in virtù dell'autonomia del percorso e dell'impostazione politica che il Comitato 50e50 ha mantenuto. La stessa necessità di modificare lo Statuto regionale che oggi - alla luce della mancata elezione di donne nell'ambito della maggioranza di governo della Regione - viene posta dal Presidente della Regione, probabilmente sarebbe risultata superflua se le forze politiche avessero ascoltato l'allarme che il Comitato 50e50 lanciò da subito intravedendo il rischio (puntualmente verificatosi) di non poter garantire la parità di genere nella composizione della Giunta se non fossero stati introdotti meccanismi elettorali in grado di facilitare l'ingresso delle donne nel Consiglio Regionale. Invece, le nostre osservazioni sono rimaste puntualmente inascoltate, anzi liquidate in maniera superficiale e supponente da una classe politica rivelatasi miope e politicamente incapace. La conclusione penosa a cui si è approdati - con la nuova Legge elettorale e con il risultato elettorale - ci dà una triste conferma della irriformabilità dei partiti e della loro crisi irreversibile. E non è un caso se oggi la rappresentanza femminile in Consiglio Regionale è garantita in primo luogo dal M5S, e cioè da una compagine politica che seleziona i propri rappresenti istituzionali con criteri e meccanismi completamente differenti da quelli dei partiti tradizionali; e non vogliamo sottovalutare, tra le altre cose, che il M5S si è sempre apertamente dichiarato contrario all'introduzione di norme che agevolino l'ingresso delle donne nelle istituzioni ma loro, semplicemente e naturalmente (almeno finora), le donne le sostengono, le candidano, le votano e le eleggono.
Dunque, se il nuovo governo regionale e il Presidente in primis vogliono mettere mano alla Legge elettorale e allo Statuto non hanno che da decidere di farlo definendo le priorità dell'agenda politica autonomamente. Per quanto ci riguarda non siamo interessate ad entrare in discussioni e meccanismi che noi non abbiamo determinato e i cui risultati avevamo per tempo previsto e segnalato.
Così come è stato finora, crediamo sia utile per tutte/i noi - donne e uomini che hanno sostenuto la campagna del Comitato 50e50, associazioni, istituzioni di parità - mantenere una distanza critica per preservare la bellezza della costruzione di un percorso politico autonomo, svincolato dalle dinamiche perverse di una discussione politica propria dei partiti che - tra l'altro - a noi ha riservato soltanto sberle, insulti, umiliazioni. Se il nuovo Presidente della Regione Puglia dismetterà i panni paternalistici (o da sultano, fate voi) non potrà averne altro che un guadagno e vedrà quanto avrà da imparare e quante altre sollecitazioni (anche sullo Statuto Regionale, che noi abbiamo profondamente studiato ed analizzato criticamente) potranno venirgli da un sapere collettivo che il Comitato50e50 ha costruito in questi anni. 
Invitiamo, inoltre, a non confondere stili e modalità delle singole associazioni con quelli del comitato 50e50 nel quale ci sono - necessita ricordarlo, evidentemente - donne di provenienze politiche diverse. Il rispetto della storia di ciascuna di quelle donne è il primo passaggio politico necessario. 
Rossana Ruscelli de Pietro, Rosy Paparella, Generale Ice, Luisa Giorgio, Florio Giulia, Dalena Vaccaro, Wanda Lograno, Patrizia Snoopy Morisco, Pasqua Manfredi, Alba Lupoli, Stati Generali delle Donne, Lorena Saracino, Anna Simone, Antonella Masi, Teresa Masciopinto, Annarita Lupoli, Magda Terrevoli.

lunedì 16 marzo 2015

La vergogna della legge elettorale della regione Puglia: di nuovo nulla a favore della presenza delle donne


Dopo tante parole, dopo tante azioni e incontri sulla introduzione delle norme di genere all'interno della legge elettorale della Puglia, l'unica cosa che intendo fare è "scattare una fotografia" di quanto  accaduto il 26 febbraio 2015 nell'aula consiliare regionale della Puglia: cronaca di una morte annunciata.
Dopo l’ascolto dell’Inno Italiano, il Presidente Introna apre la discussione. Si discute celermente dell’art 1, dell’art 2, dell’art. 3 e dell’art. 4 e dei relativi emendamenti. Arrivati alla discussione della doppia preferenza e del 50/50  l’assemblea decide che tale punto, definito “pacchetto di genere” verrà discusso per ultimo.
Tutti gli altri articoli vengono approvati. Si ritorna finalmente a discutere della doppia preferenza e del 50/50. 
Il consigliere Zullo (PdL) - ve lo ricordate?? - prende la parola e chiede al Presidente del Consiglio Regionale Introna (Sel) di dichiarare inammissibili gli emendamenti proposti, in quanto la prassi regionale impedisce che una legge già votata e non approvata venga riproposta nella stessa legislatura, dinanzi ad un Consiglio che si era già in passato espresso negativamente. Per chiarirci: la legge di cui parla Zullo è la nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere per la quale furono raccolte 30.000 firme, ma che fu bocciata con voto segreto nel novembre 2012. Quindi altro, comunque, rispetto agli attuali emendamenti, presentati da 3 consiglieri per sostenere la presenza di donne in consiglio regionale (ad oggi solo 3 su 70).
In proposito intervengono Nichi Vendola (Presidente della Regione Puglia) e di seguito tutti gli altri consiglieri di centro destra e centro sinistra, esprimendo le loro idee sul “pacchetto di genere”. Infine, il presidente Introna ricorda che non è compito dell’ufficio di Presidenza dichiarare inammissibili gli emendamenti ma spetta all'assemblea. Riprende la parola Zullo che formula la pregiudiziale chiedendo all'assemblea di decidere.
Il Presidente apre la votazione elettronica, compaiono già i primi voti sul tabellone, quando, all'improvviso, il consigliere Mazzei (PdL) chiede il voto segreto. Il Presidente Introna, dopo qualche perplessità, alla fine decide di annullare la votazione elettronica e procedere con il voto segreto. Sic!
Risultato: con 37 voti a favore e 22 contrari, la pregiudiziale posta dal capogruppo Zullo viene approvata. Questi i fatti. E questa è la nuova legge elettorale regionale della Puglia: non dà spazio alla parità di genere e - imponendo anche delle soglie di sbarramento troppo elevate - non dà spazio alla democrazia.
Lo scempio perpetrato ai danni delle donne esprime una precisa volontà di non rispettare la parità di genere. Sia destra sia sinistra, o meglio i loro soggetti maschili, hanno chiaramente dimostrato di “aver paura delle donne”. Un sistema di votazione cambiato addirittura durante una “votazione in corso” delinea la forte insicurezza di questo Consiglio regionale, preoccupato solo di non perdere poltrone in considerazione del fatto che il numero dei consiglieri è stato ridotto a 70 a 50.
Da oggi, le donne di Puglia ancora una volta si impegneranno per riprendere il cammino, e sosterranno tutte quelle iniziative che promuoveranno: “la pari opportunità” intesa come meritocrazia. Si sceglierà o si voterà la donna che mostri competenza, correttezza e lealtà non perché è moglie di, figlia di, sorella di, amica di...  Si procederà con l’educazione al voto, nel rispetto dell’art. 48 della Costituzione: il voto è libero, segreto, personale, è un diritto/dovere civico.
Cercheremo di riavvicinare tutte le cittadine e i cittadini che si sono allontanati dalla Politica spiegando che la buona politica parte dalle nostre scelte e dalla nostra responsabilità di farci rappresentare da chi sente sulla propria pelle prima lo status di “cittadino/a” e poi di “consigliere/a”.